In Italia sono circa 3 milioni i lavoratori che svolgono lavoro notturno. Un fenomeno in crescita in quanto molte attività richiedono una turnazione che di fatto implica per i lavoratori addetti l’essere impiegati per l’intera notte o parte di essa. La legge (D.Lgs. 8 aprile 2003 n.66) individua espressamente le categorie di lavoratori che hanno diritto ad essere esclusi (su loro richiesta) dall’obbligo, rimettendo, altresì, alla contrattazione collettiva la facoltà di estensione della categoria dei soggetti esonerabili. Si definisce lavoratore notturno (in generale / in assenza di disciplina collettiva) colui il quale svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero durante il periodo notturno per almeno ottanta giorni lavorativi all’anno (Nota INL n. 1050/2020).
Oltre alle così dette professioni d’aiuto e all’ambito industriale, che da sempre sono alle prese con la gestione del lavoro notturno, già da diverso tempo, si è andati nella direzione di offrire servizi ai cittadini in qualsiasi orario, sia diurno che notturno anche nel settore dei servizi e del commercio. Potremmo affermare, senza timore di smentita, di essere parte di una società impegnata “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Sostenere una tale impostazione, oggi quasi imprescindibile, ha però dei risvolti critici, quale che sia la forma contrattuale. Diverse sono infatti le articolazioni, tra lavoro variabile; lavoro in orari serali e notturni; lavoro scaglionato ad ore; lavoro a chiamata. A tutto ciò si aggiunge un ritmo di lavoro sostenuto e forme di impiego che prevedono un intenso lavoro anche nei fine settimana e durante le festività.
La normativa e le disposizioni a tutela dei lavoratori esposti, che regolamenta il lavoro notturno sono le seguenti: D.Lgs. 26 novembre 1999, n. 532.; D.Lgs. 8 aprile 2003 n.66; Circolare MPLS n. 8 del 3 marzo 2005; Nota INL n. 1438 del 14 febbraio 2019; Nota INL n. 1050 del 26 Novembre 2020. Il lavoro notturno, se mal gestito, può portare a diverse problematiche di salute, tra le quali l’alterazione del ritmo sonno-veglia, problemi di alimentazione, disturbi cardiaci e gastrointestinali, stress lavoro correlato. L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, con la Monografia Volume 124, analizza inoltre la correlazione e gli effetti del lavoro notturno con alcuni fattori chiave dello sviluppo del cancro quali l’immunodepressione, l’infiammazione cronica e la proliferazione cellulare (associazioni positive tra il lavoro notturno /cancro).
Importante è il ruolo del medico competente, già previsto a partire dal d.lgs. 532/1999 art. 5, che dovrà valutare lo stato di salute del lavoratore, accertando l’idoneità alla mansione specifica che prevede lavoro notturno, conducendo visite preventive, visite periodiche almeno ogni 2 anni e visite in caso di condizioni di salute incompatibili con lo svolgimento del lavoro notturno. Per la tutela della salute dei tuoi lavoratori notturni rivolgiti alla rete di professionisti Medilaw.